
Terza e ultima parte della nostra intervista ad Ando Gilardi, fotografo e storico della fotografia.
Cosa hai scoperto dell’animo umano seguendo per tanti anni le vicende della carne?
Sono le domande tipiche che fa un bravo ragazzo di un’ignoranza totale… ti rendi conto mio giovane amico, che dai per scontato che l’uomo abbia un’anima? Ho scoperto che l’uomo ha dentro un sacco di merda. Nove mesi alla puzza, come dice Benni. In Wikipedia c’è un disegno molto bello che ho copiato più di una volta, che mostra quanto è vicino l’intestino all’utero, ti viene da piangere. Due dita in là, siamo usciti tutti, sei uscito tu, sono uscito io. L’uomo è uno stronzo, pericoloso purtroppo. Gli piacerebbe essere uno stronzo!
E’ ancora meno dici…
E’ ancora meno di uno stronzo. L’arte se n’è accorta in alcuni anni splendidi. Pensa a Piero Manzoni, alla merda d’artista.
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Seconda puntata della nostra intervista con Ando Gilardi, leggendario fotografo e storico della fotografia: in un pomeriggio a casa di Ando, sulle colline vicino Alessandria, ne sono venute fuori di cose. E lui si è confermato uno dei pochi ad avere ancora abbondanza di una merce rarissima di questi tempi: idee.
Il tuo rapporto con la pornografia sul web?
Io ho viaggiato nel web porno per un sacco di anni, ci ho fatto delle antologie. E’ un cambiamento di quantità, di qualità, di diffusione. E il cambiamento è anche assuefazione.
Questa immane quantità di porno disponibile rischia di farci assuefare?
Siamo già completamente assuefatti. Ma la morale anche quando cambia, non muore, si trasforma, è dura a morire. Ha tutti i suoi rifugi. Oggi la fotografia di uno che tocca, bacia, lecca, se è uno qualunque, non ha conseguenze. Produce scarsa eccitazione, poi dipende anche dalla cultura personale: però se accade a Palazzo Chigi, tiri fuori la vecchia morale, e dici “Il premier non deve scopare, non deve andare a puttane” dice “Ma il ragioniere ci può andare, prenderlo nel culo eccetera”. Perché? Perché no. Sarebbe da fare una storia della pornografia digitale, ci avevo pensato, ma cambiava troppo in fretta.
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Ando Gilardi è un gigante: 89 anni, classe 1921, un nome di primo piano nella storia della fotografia italiana. Fondatore della meravigliosa Fototeca Storica che porta il suo nome, vive a Ponzone, paesino in provincia di Alessandria: Vice Magazine passò dalle sue parti qualche tempo fa, e pubblicò una lunga intervista di Tim Small nel cui sommario lo si descriveva come il “re dei vecchi maiali”.
Anche noi siamo andati a trovare Ando - attivissimo su Facebook - e ne è venuta fuori una lunga intervista in cui si spazia a tutto campo, passando dall’eros - le parti che troverete qui - alla fotografia - che leggerete su clickblog - e all’Italia di oggi - su polisblog - che pubblicheremo a puntate questa settimana. Buona lettura.
Com’è nato il tuo interesse per la fotografia erotica?
La rappresentazione del nudo femminile e della sessualità femminile comincia con la fotografia, per ragioni tecniche, materiali: perché dipingere in maniera veristica una donna nuda è complesso. Ma se hai una impronta naturale… una donna, come dico sempre, è una lepre sulla neve. Le impronte sono la lepre. La donna passa sulla fotografia e lascia la sua impronta allo stesso modo. Quel processo, la fotografia, ha permesso a centinaia di milioni di uomini di vedere com’è una donna nuda. Perché prima non l’avevano mai vista.
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