
La signora italiana del porno se n’è andata. Con la stessa disinvoltura con cui è passata dal femminismo allo studio della pornografia, dalla sinistra (scrisse per Il Manifesto e non solo) alla destra, condividendo con Isabella Rauti la rubrica Thelma & Louise sul Secolo d’Italia. Roberta Tatafiore, 66 anni, femminista impegnata, autrice di saggi sulla condizione femminile, sulla pornografia e sul mercato della prostituzione, da De bello fallico a Uomini di piacere e Sesso al lavoro se n’è andata discretamente, in maniera lucida e programmata il mercoledì prima di Pasqua in una stanza d’albergo a Roma, decidendo che era ora di chiudere il discorso con tutti. “La mia è stata davvero una scelta”, è scritto nell’ultima lettera agli amici, quella del congedo. “Una scelta a lungo riflettuta, preparata, accompagnata negli ultimi tre mesi dalla stesura di un diario, impegno che ha dato luce a questi miei ultimi giorni”. In poche righe la costruzione di un suicidio, consumato in una stanza d’albergo. Aveva il coraggio di affrontare la contraddizione che la vita porta naturalmente con sè: da femminista e grande paladina del non-sfruttamento del corpo delle donne (uno dei cavalli di battaglia del movimento politico anni ‘70) era passata a rivoluzionaria sostenitrice del diritto alla prostituzione. Scriveva per il mensile Lucciola per i diritti civili delle prostitute, e per l’Ispes compilava ogni anno il rapporto annuale sulla pornografia.
Non mi stupisce questo passaggio da un fronte ad un altro apparentemente opposto. Il porno è stato considerato per anni un reietto prodotto sotto-culturale, e oggi (forse per i personaggi cult del presente come Siffredi o del passato come Moana) torna in auge e viene posseduto (è il caso di dirlo) anche da una sinistra che, fino a ieri, se ne lavava sdegnosamente le mani. Destra o sinistra, il sesso è umano, è conflitto, scontro e mix e considerazione del proprio e dell’altrui corpo. Roberta lo sapeva. Per questo ci lavorava con la stessa serietà da sociologa che una sua collega avrebbe fatto con il problema dei trasporti. Ma forse aveva capito che questo suo oscillare (da sinistra a destra), sarebbe comunque continuato. Era giunta l’ora, e facendo riferimento ad un’altra illustre donna dell’eros, ha chiesto nella sua ultima lettera “Lasciatemi addormentare come Saffo”.
gianni gosz
27 apr 2009 - 15:50 - #1bellissima la foto
SetteSoli
28 apr 2009 - 19:02 - #2Riposa in pace